Natalino Irti, in ricordo di un maestro del diritto
Si è spento a 90 anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano, in Abruzzo, professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e a lungo docente all’Università di Roma La Sapienza, Irti ha attraversato università, istituzioni, grandi imprese pubbliche e professione forense con un ruolo di primo piano nel dibattito giuridico nazionale.
Alla carriera accademica Irti ha affiancato un’intensa attività professionale e istituzionale. Alla guida dello Studio Legale Irti, ha operato nei campi del diritto civile, commerciale e amministrativo, seguendo importanti gruppi finanziari e industriali, medie e piccole imprese, casi arbitrali e giudiziari di rilievo e consulenze di primaria importanza. Lo studio, specializzato tra l’altro in telecomunicazioni, diritto societario, procedure concorsuali, riorganizzazione di gruppi, immobiliare e assicurativo, è stato spesso chiamato ad affiancare grandi law firm nazionali e internazionali.
Irti ha ricoperto anche incarichi di vertice nel mondo economico e pubblico: è stato presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del Cda dell’Iri e del Comitato per le privatizzazioni.
Il professore è stato un lucidissimo interprete dell’evoluzione del mercato dei servizi legali. Nel 2016, MAG lo ha intervistato. E per ricordarne la lungimiranza, abbiamo deciso di riproporre qui di seguito l’intervista in cui, con dieci anni di anticipo rispetto al Legislatore, dichiarava: «L’individualismo forense è tramontato».

«Gli imprenditori», dice Irti, «contano sul futuro e quindi hanno aspettative anche di carattere giuridico». È il grande tema della certezza delle regole che spesso è disattesa dai fatti, ovvero dalla distanza che si sperimenta tra le norme e il loro esito nel momento in cui vengono applicate in sede giudiziaria. Ma il tema della calcolabilità del diritto, come spiega a legalcommunity.it il professor Irti, impatta profondamente anche l’attività degli avvocati.
Nel contesto attuale l’attività professionale è ormai divenuta una realtà complessa e articolata in cui l’individualismo forense ha ceduto il passo all’organizzazione. Il tema della calcolabilità del diritto, in questo scenario, diventa quindi fondamentale anche per chi esercita la libera professione ed è costretto dalla domanda dei clienti a gestire la propria attività in maniera più efficiente ed efficace.
Professor Irti, nel suo ultimo saggio spiega l’importanza della calcolabilità del diritto nel sistema economico e imprenditoriale. Tuttavia si tratta di un elemento fondamentale anche per gli avvocati, non trova?
Gli avvocati hanno sempre ‘calcolato’ l’esito dei giudizi. Il problema riguarda i criteri di calcolo, le fonti di prevedibilità: legge, precedenti giudiziari, clima sociale o culturale d’un periodo storico.
Un diritto calcolabile cambierebbe radicalmente il concetto di responsabilità per gli avvocati?
La responsabilità professionale cresce col crescere del grado di calcolabilità.
Oggi gli avvocati sono obbligati, per legge, a rilasciare un preventivo ai loro clienti. E per molti, questo esercizio di calcolo è uno sforzo improbo: come fare?
I “preventivi” di onorari sono, anch’essi, fondati su un calcolo di probabilità: “pre-vengono”, e dunque tentano di valutare oggi ciò che sarà deciso domani.
Tra le competenze degli avvocati moderni ci deve essere quella organizzativa. Come cambia l’attività forense, come attività complessa?
La capacità organizzativa è ormai indispensabile per lo svolgimento dello studio, i rapporti con i clienti, la struttura interna di impiegati e collaboratori. L’individualismo forense, in cui si educò la mia generazione, è ormai tramontato.
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