Jacobacci Avvocati: diritto, identità e visione

di letizia ceriani

Nasceva trent’anni fa lo studio Jacobacci Avvocati, nel solco dell’eredità di famiglia, attiva e specializzata nel mondo della proprietà intellettuale dal 1872 con la società di consulenza Jacobacci & Partners. «Essere un Jacobacci e decidere di aprire una studio legale con lo stesso nome non è stato semplice», racconta l’avvocato e socio fondatore Fabrizio Jacobacci. «La reputazione della società di consulenza era tale che il rischio di non rivelarsi all’altezza era una eventualità da non trascurare che tuttavia non mi ha scoraggiato. Sono entrato nel meraviglioso mondo dell’IP a 24 anni, quando ero un giovane di belle speranze, ma di poca esperienza e insieme ai miei soci abbiamo lavorato con impegno per costruire lo studio come è diventato oggi».

Oggi lo studio conta una squadra consolidata di 15 soci su una cinquantina di professionisti basati nelle quattro sedi tra Italia e Francia: Torino, Milano, Roma e Parigi. Lo sguardo rivolto al mondo e l’apertura internazionale fanno parte di una forma mentis che l’avvocato Jacobacci ha appreso nel corso delle prime esperienze lavorative all’estero, in Inghilterra e in Germania. «Trent’anni fa il gap tra l’avvocatura italiana e quella anglosassone era molto evidente. Internazionalità significa rapportarsi con persone e società che appartengono a culture diverse e capire che, per costruire un dialogo proficuo, è necessario mettere da parte la prospettiva locale. L’avvocato che si limita a illustrare il diritto e a individuare i problemi fa solo metà del lavoro. L’avvocato IP che avevo visto io era dinamico, si immedesimava nelle esigenze del cliente e si concentrava sulle raccomandazioni pratiche più che nella costruzione di elaborati pareri con dotte citazioni di dottrina e giurisprudenza».

L’approccio avanguardista, sottolinea anche la socia Claudia Scapicchio, approdata nello studio più di 25 anni fa, ha contribuito da subito a costruire un’immagine forte e convincente del brand nel settore. «Aver creato uno studio legale che operava in sinergia con la società di consulenza, sotto lo stesso nome e brand Jacobacci, ha consentito di offrire al mercato un servizio end to end, dal deposito dei marchi e brevetti fino alla gestione del contenzioso, cosa non comune trent’anni fa, che ha costituito un fattore distintivo e competitivo».

Una vocazione all’innovazione evidente anche nell’approccio dello studio verso tematiche come la parità di genere, la flessibilità lavorativa e la sostenibilità.

L’intervista di MAG agli avvocati Fabrizio Jacobacci e Claudia Scapicchio.

Perché decide di fondare lo studio?

Fabrizio Jacobacci (F.J.): Lo studio nasce da un gesto di coraggio, ma anche con una sana dose di incoscienza, dovuto innanzitutto alla giovane età mia e dei miei soci. All’epoca avevo 32 anni. Nonostante le evidenti difficoltà, lanciarsi è stata una bella esperienza: ci siamo ritrovati a dover gestire, da una parte, una reputazione impegnativa da sostenere, dall’altra, un settore nel quale ci sentivamo piuttosto acerbi, ma che al contempo avevamo voglia di rivoluzionare. Il panorama legale italiano degli anni ’90 concepiva il rapporto cliente-professionista in modo un po’ antiquato, e tendenzialmente l’epicentro degli studi che si occupavano di IP gravitava attorno a professori universitari formatisi negli anni ’50 e ’60, di grandissima preparazione giuridica e cultura, ma abituati a lavorare in maniera statica alla scrivania, nell’attesa del cliente, che però iniziava a esigere un trattamento e risultati diversi. Ci siamo inseriti in questo gap della professione.

L’internazionalità fa da sempre parte del vostro Dna. Lei in primis ha lavorato in Germania e in Inghilterra. Cosa si è portato dietro da quelle esperienze?

F.J.: Ho cercato di trasferire quello che ho imparato all’estero affiancando direttamente i giovani collaboratori e apportando delle novità. Un approccio estremamente proattivo, che richiede anche una buona dose di ascolto del cliente. Le grandi categorie del diritto che regolano la materia andrebbero illustrate in un momento successivo. La priorità di chi fa il nostro mestiere non è solo quella di capire il problema legale, ma di cogliere il problema di business sottostante per trovare la soluzione più utile, non quella più giuridicamente elegante. Inoltre, promuoviamo la formazione personale e professionale degli avvocati organizzando periodi di lavoro all’estero e scambi con la sede francese, e finanziamo master di specializzazione e corsi di lingua.

Claudia Scapicchio (C.S.): Dal mio ingresso in studio nel 2000, la dimensione internazionale — riconosciuta da clienti multinazionali come da imprenditori italiani — è sempre stata un asset distintivo, grazie ai rapporti capillari e al network costruito dalla storia di famiglia. Questa percezione ha messo lo studio in una posizione privilegiata nel mercato IP fin dai primi anni di attività. L’essere internazionali ci ha resi anche più attrattivi per i giovani talenti: fin da subito, un criterio di selezione è stata la conoscenza certificata di almeno una seconda lingua straniera, oltre all’inglese.

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letizia.ceriani@lcpublishinggroup.it

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