Natale con i tuoi, Pasqua dove vuoi
*a cura di letizia ceriani
È giunta anche quest’anno una delle occasioni più ghiotte per riempirci la pancia senza (troppi) sensi di colpa. La Pasqua, per chi ne conosce storia e significato, è una festa “più festa” delle altre, in quanto segna, per i cristiani in particolare, la fine di un periodo di digiuno, di preghiera, di rinunce – la quaresima – con l’evento della resurrezione. Ma, tranquilli, non siamo qui per erudirvi sulle origini della ricorrenza pasquale: contestualizzare non è mai un male e aiuta a cogliere la portata di questo diffuso senso collettivo di liberazione e di gratitudine. Che in tavola prende le sembianze, nelle varie declinazioni regionali, di ricche portate di carne – spazio ad agnello, varie tipologie di ragù e stufati -, lievitati e panificati a base di uova e salumi – primo fra tutti il casatiello napoletano – verdure di stagione – in pole position carciofi e fave fresche – e in chiusura una grande carrellata di dolci, dalle colombe artigianali alle uova di cioccolato di varie forme, gusti (all’ultimo grido le uova pitturate con oro edibile) e dimensioni.
A Pasqua gli italiani si dividono in due grandi squadre: chi la vive come un secondo Natale e ama festeggiare in famiglia destreggiandosi in preparazioni e ricette casalinghe, e chi invece preferisce di gran lunga mettere le gambe sotto al tavolo di un buon ristorante, in città, in campagna o al mare. Questo secondo gruppo ha spronato, specialmente negli ultimi anni, molti ristoratori ad approfittare dell’andazzo creando un menu ad hoc per la domenica pasquale (e in alcuni casi anche per la Pasquetta). Secondo l’indagine di FIPE-Confcommercio, quest’anno saranno 6,2 milioni i clienti degli oltre 113mila ristoranti aperti in tutta la Penisola, nonostante la lieve flessione rispetto all’anno scorso (-4,4%), per una spesa complessiva di circa 403 milioni di euro. E, dato interessante, la scelta del 52,6% dei ristoratori si è incentrata sui menu degustazione, mentre il restante 47,4% ha difeso il menu alla carta.
Nonostante siano moltissime le alternative valide per mangiare fuori casa o fuori porta questa Pasqua, abbiamo selezionato alcuni luoghi che ci hanno convinto per originalità e fascino.
Partiamo dal momento del brunch, che tanto vi piace e che forse in questo caso specifico assume una sua ratio. Nel cuore di Milano, all’interno del Palazzo Touring Club Milan, a Radisson Collection Hotel, il Bistrot Bertarelli 1894 propone, sia domenica che lunedì, un brunch pasquale a base di uova a piacere, avocado toast, angus hamburger con crema al tartufo e maltagliati al pesto. Scelta curiosa, direte voi, ma perché no.
Concept simile ma più tradizionale quello a cui si è ispirato lo chef stellato Andrea Aprea che nel suo bistrot in Porta Venezia, all’interno della Fondazione Luigi Rovati, firma piatti classici, stagionali e sofisticati, come il controfiletto di pecora con carciofi, patate e jus di senape e la pastiera.
Un percorso a più portate è quello dello stellato Sadler all’interno di Casa Baglioni firmato da Claudio Sadler e Giacomo Lovato. Cinque piatti esaltano i sapori primaverili tra eleganza, gusto e creatività. È già signature il raviolo 2×3 di magro alle erbette, piselli freschi, olio al cipollotto e tartufo nero.
Alle porte di Milano, invece, nel cuore di Busto Arsizio, la Pasqua del ristorante Tavolo Unico offre un percorso speciale, a metà tra suggestioni di mare e orto, ideato dallo chef Massimiliano Babila Cagelli.
A pochi chilometri dal centro, lungo il Naviglio Pavese, gli amanti della tranquillità e degli ambienti hygge possono affidarsi alle mani della chef Alice Delcourt e della sua Erba Brusca, posto magico incentrato sui prodotti dell’orto e del territorio, valorizzando semplicità e tradizione.
La tradizione veneta è invece sempre presente nei sapori di Daniel Canzian, chef che non necessita presentazioni, e che è sempre una certezza quanto a bontà e autenticità. Nel percorso, la torta pasqualina all’uovo, agretti e Parmigiano, tortelli ortiche, asparagi bianchi e scampi reali, scorfano ripieno di vignarola primaverile, e, per chiudere in estrema dolcezza, torta margarita al rabarbaro con fragoline di bosco e chantilly al caprino, seguita dalla colomba alle albicocche arrosto (i lievitati dello chef sono da capogiro).
Per chi fosse invece in cerca di una Pasqua più piccantina, non rimarrà deluso dal pranzo del Porteño Arena a Milano, disegnato sul rituale argentino dell’asado. Ricette iconiche della tradizione, come il cabrito, e per chiudere un dolce tipico, la rosca de Pascua, una soffice ciambella decorata con crema pasticcera, frutta candita, ciliegie e zucchero.
Come avrete capito, insomma, ce n’è per tutti. A voi la scelta. Ne approfitto per augurarvi una felice Pasqua, che sia al ristorante o ritirata. Noi ci sentiamo venerdì prossimo.