Crescere, innovare, attrarre talenti: la visione di Fedele Gubitosi per Studio Rock

di letizia ceriani

Studio Rock nasce nel 1977, prendendo il nome del suo fondatore Ugo Rock, dottore commercialista e revisore contabile. Oggi lo studio è guidato dal managing partner e socio di maggioranza Fedele Gubitosi (in foto). Lo studio di consulenza fiscale e societaria cresce intorno al mondo dei contenziosi tributari e poi si evolve. «Quando sono entrato in studio nel 1998 – racconta Gubitosi, interpellato da MAG – eravamo una quindicina di persone, oggi siamo in 75 con sette equity partner».

La notevole crescita è stata una costante nella storia della firm. È di dicembre 2025 l’ingresso di Flavia Daunia Minutillo come salary partner; Minutillo, dottoressa commercialista esperta di corporate governance, revisore legale e di sostenibilità, ha alle spalle una solida esperienza in ambito Corporate Tax e Individuals Tax. «L’ingresso di Minutillo rappresenta un passo significativo che ci permetterà di consolidare la nostra posizione nel settore della consulenza fiscale e societaria, soprattutto in relazione alla gestione e al controllo societario», ha commentato Fedele Gubitosi.

In un mondo professionale in crisi di vocazione – l’Ordine dei Commercialisti riscontra un costante calo di nuovi iscritti ogni anno – crescere e consolidarsi sul mercato è essenziale. Ecco perché nelle ultime settimane Studio Rock ha concluso l’integrazione con lo studio ICFC, studio professionale indipendente e multidisciplinare di dottori commercialisti e revisori legali con sede a Milano, guidato da Enrico Calabretta e composto da circa quindici professionisti. «La dimensione offre la possibilità di accogliere specifiche competenze – continua Gubitosi –, mantenendo un posizionamento commerciale di elevato standing, ampliando il grado e la tipologia di servizi al cliente». Per superare la crisi, la risposta in una parola è: crescere.

L’intervista a Fedele Gubitosi, managing partner di Studio Rock.

Negli anni Studio Rock si è distinto nell’ambito fiscale lavorando per grandi clienti. Quali sono oggi le vostre principali aree di competenza?

I nostri clienti sono storicamente intermediari finanziari, grandi gruppi, high net worth individuals e le nostre attività si concentrano su corporate governance, tax litigation e operazioni straordinarie. Con le recenti operazioni, aumentiamo la presenza nel mondo delle SME enterprise. Oggi abbiamo uno spettro molto ampio di servizi per una clientela diversificata e sofisticata. Nel nostro mondo ci sono alcune tendenze evidenti: le tecnologie, il cambiamento di logica nel rapporto fisco-contribuente sempre più orientato a ridurre il contenzioso, l’endemica carenza di capacità di attrarre talenti da parte della libera professione; oggigiorno fare il commercialista non è quasi più un’opzione.

La crisi dell’attrattività di talenti è una piaga che interessa tutti gli ambiti professionali…soprattutto il vostro.

È un tema molto complesso. Studio Rock sta facendo buoni acquisti, a partire dal fatto che conta su un bacino di estrazione che è piuttosto piccolo. Riscontriamo buoni profili, forse perché chi oggi fa questo mestiere lo fa molto più convintamente di una volta. Il tema dell’attrattività riguarda la professione: deve cambiare, modernizzarsi, diventare un po’ più simile ad altre opportunità. Bisogna lavorare sull’identità di categoria che deve attrarre i giovani e far vedere le tante cose belle del nostro lavoro: caratterizza, consente di socializzare, stimola lo studio e la creatività. Su questo gli studi professionali dovrebbero puntare maggiormente.

Se dovesse raccontare la professione in poche righe?

Quello del commercialista è un lavoro di servizio e di professionalità. Spesso sfugge il fatto che il libero professionista, oltre agli oneri, ha anche molte possibilità in più rispetto ad altri, ha una vita più movimentata, può guardare i problemi sotto tanti aspetti diversi. Eppure, è una professione che si racconta malissimo, se pensiamo all’immaginario collettivo… Questa narrazione va cambiata.

Da cosa dipende la sopravvivenza di una boutique come la vostra?

È fondamentale avere una dimensione adeguata, per potersi distinguere sul mercato e per poter investire in tecnologie e talenti. La dimensione offre la possibilità di accogliere specifiche competenze – continua Gubitosi –mantenendo un posizionamento commerciale di elevato standing, ampliando il grado e la tipologia di servizi al cliente. La risposta in una parola è: crescere. Noi l’abbiamo fatto e continueremo a farlo.  Per riuscirci in maniera sana bisogna aver fatto scelte organizzative a monte.

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letizia.ceriani@lcpublishinggroup.it

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