Hogan Lovells vince con Google in Cassazione sul diritto all’oblio
Hogan Lovells ha assistito con successo Google dinanzi alla Corte di Cassazione, che, con ordinanza n. 34217/2025, ha rigettato un ricorso avente a oggetto l’asserita illiceità del mancato accoglimento da parte di Google di un’istanza di rimozione (deindicizzazione) per diritto all’oblio.
Il ricorrente – avvocato e direttore scientifico di una nota università telematica – sosteneva infatti che la definizione, con provvedimento di archiviazione, di un procedimento penale che lo aveva visto coinvolto, gli avrebbe attribuito un automatico “diritto alla rimozione” in virtù dell’annotazione apposta dalla cancelleria ai sensi dell’art. 64-ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, introdotto dalla Riforma Cartabia.
La decisione affronta, per la prima volta in sede di legittimità, il coordinamento tra tale norma e il diritto all’oblio, chiarendo che tale disposizione non introduce un autonomo “diritto all’oblio di natura nazionale”, ma si limita a disciplinare una modalità procedurale di attivazione del diritto alla cancellazione o alla rimozione “ai sensi e nei limiti dell’art. 17 GDPR”.
La Suprema Corte ha dunque confermato le decisioni del Garante per la Protezione dei Dati Personali e del Tribunale di Napoli, ribadendo che l’annotazione apposta dalle cancellerie ai sensi dell’art. 64-ter disp. att. c.p.c. genera una presunzione relativa a favore dell’interessato, ma non esonera dall’effettuazione di un bilanciamento in concreto tra il diritto alla protezione dei dati personali e i diritti alla libertà di espressione, all’informazione e alla documentazione storico-culturale.
La Cassazione ha inoltre escluso qualsiasi automatismo tra archiviazione o proscioglimento e rimozione, affermando che un’informazione legittimamente pubblicata può continuare a essere accessibile online finché sussistono ragioni di interesse pubblico che ne giustifichino la diffusione, anche alla luce del ruolo pubblico dell’interessato, dell’attualità della notizia e del contesto informativo di riferimento.
Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto che la permanenza online di URL aggiornati con l’esito favorevole del procedimento svolgesse una funzione informativa e di garanzia, confermando la legittimità della rimozione parziale già riconosciuta dal motore di ricerca.
Hogan Lovells ha assistito Google sia nel giudizio di Cassazione sia nel giudizio di merito dinanzi al Tribunale di Napoli con un team formato dal partner Massimiliano Masnada (in foto a sinistra) e dai senior associate Ambra Pacitti (in foto al centro) e Giacomo Bertelli (in foto a destra). Lo studio ha affiancato un team di legali interni di Google composto dagli avvocati Marilù Capparelli e Marta Staccioli.
La decisione rappresenta un passaggio di rilievo nel delineare i confini del diritto all’oblio nel nuovo assetto normativo successivo alla riforma Cartabia, riaffermando la centralità del bilanciamento tra diritti fondamentali e il ruolo del motore di ricerca nella valutazione caso per caso delle richieste di rimozione.



