Fornari e Associati, in cantiere una rete di of counsel
Nel diritto penale d’impresa il tempo della difesa esclusivamente reattiva è finito da un pezzo. Oggi il penalista è sempre più una figura centrale e fisiologica nella vita delle aziende «nonostante il nostro ruolo principale sarà sempre nelle aule di giustizia, il penalista è ormai chiamato non solo a gestire le crisi ma a prevenirle e, spesso, a orientare le scelte strategiche». È da questa consapevolezza che nasce la nuova fase di sviluppo di Fornari e Associati, una delle boutique più importanti del Paese, fondata dall’avvocato Giuseppe Fornari, che guarda al futuro con l’idea di affiancare allo studio una rete strutturata di professionisti of counsel.
Lo studio, oggi composto da circa venti persone e quattro soci, è il risultato di una scelta precisa fatta fin dall’inizio. «Ho deciso di far crescere giovani fin dalla pratica, responsabilizzandoli e facendoli diventare soci per meriti sul campo, non per apporto di clientela o di fatturato. È una delle cose di cui vado più orgoglioso, dopo mio figlio Gianmarco», racconta Fornari. Una crescita interna che ha portato Enrico Di Fiorino, Lorena Morrone ed Emanuele Angiulli a diventare partner, ciascuno con una propria identità professionale, e che potrà portare, in futuro, altri componenti del Team a diventare soci dello Studio. Fornari, avvocato saldamente tra i leader del mercato del penale dell’economia, si definisce un penalista “tradizionalista che guarda al futuro”, innamorato dell’aula e del confronto processuale, ma insieme ai propri partner ha avviato un percorso finalizzato ad affiancare all’attività giudiziale i temi della divulgazione e della compliance, oggi sempre più centrali per le imprese.
La svolta culturale spiega il fondatore di Fornari e Associati, affonda inevitabilmente le radici nel 2001, con l’introduzione del D.Lgs. 231. «Il modello organizzativo ha cambiato pelle al diritto penale. Oggi il penalista non è più percepito come uno spauracchio, ma come una presenza fisiologica nella vita dell’impresa». Compliance, modelli etici, sistemi anticorruzione, deleghe di funzione, sicurezza sul lavoro e prevenzione dei reati ambientali sono diventati elementi strutturali, con ricadute anche sul rating di legalità e sulla capacità di fare business.
Questo ruolo si estende ormai anche alle operazioni straordinarie. «Sempre più spesso veniamo coinvolti nelle acquisizioni: non si tratta solo di verificare numeri e contratti, ma di capire quali rischi penali e reputazionali quella società si porta dietro. Nessuno vuole comprare una scatola che dentro ha un virus», osserva Fornari. Una consapevolezza che sta maturando soprattutto tra gli amministratori, sempre più attenti alle conseguenze personali e aziendali delle scelte strategiche.
L’avvocato penalista, oggi, ha dunque una duplice anima: «la consulenza a manager e imprese è ormai un’attività quotidiana, che si affianca a quella che è – e rimarrà – la nostra dimensione naturale, all’interno del processo, anche in ragione della tendenza del Legislatore a creare fattispecie di reato sempre nuove». Fornari non nasconde una critica netta a quello che definisce il “pan-penalismo” del legislatore. «In Italia si pensa di risolvere tutto con nuovi reati e con l’inasprimento delle pene. Ma non è così che diminuiscono i reati». La vera prevenzione, secondo l’avvocato, passa da misure concrete: sicurezza reale nei cantieri, politiche intelligenti, educazione, incentivi mirati alle imprese virtuose. «Accendere un lampione in più in un quartiere buio è spesso più efficace che aumentare le pene».
Accanto alla dimensione tecnica, resta centrale il rapporto umano. «La fiducia che si crea con l’amministratore durante un processo penale è paragonabile solo a quella medico-paziente», dice Fornari. Un rapporto che porta i clienti a chiedere consiglio anche oltre il perimetro strettamente penalistico, riconoscendo nel penalista una figura autorevole e di riferimento. È anche da qui che nasce l’idea di fare un passo in più rispetto alle tradizionali collaborazioni esterne: «Il penalista ormai collabora sempre più a stretto contatto con altri professionisti d’impresa e questo porta inevitabilmente a guardare al futuro con la possibilità di pensare e forme di collaborazione sempre nuove e più strutturate».
Il progetto per i prossimi anni è chiaro: affiancare allo studio, che rimarrà una boutique penalistica, alcune figure of counsel integrate in modo stabile. «Non voglio rinunciare alle relazioni con le importanti realtà professionali con cui da anni collaboriamo che già funzionano, ma dare una prima risposta più strutturata ai clienti», spiega Fornari. Le aree individuate sono quelle in cui le richieste sono più frequenti: M&A, diritto amministrativo e ambientale, diritto tributario, con l’ipotesi di includere anche competenze non strettamente giuridiche, come un economista d’impresa o un aziendalista. L’obiettivo è accompagnare l’impresa a 360 gradi, in un’ottica preventiva e strategica. Le prime integrazioni potrebbero arrivare già tra il 2026 e il 2027.
Si tratta di un modello diverso rispetto ai tentativi, rimasti sulla carta, di fusioni o aggregazioni più invasive. Qui l’autonomia dei professionisti resta intatta, ma inserita in una cornice comune di valori, stile ed etica. «La qualità tecnica è fondamentale, ma lo è anche il modo di intendere la professione», sottolinea Fornari.
Il tutto si inserisce in una visione più ampia della professione, maturata in oltre trent’anni di carriera, iniziata nei primi anni Novanta, in piena Tangentopoli, e proseguita con l’apertura del primo studio a poco più di trent’anni. Oggi Fornari e Associati è anche un punto di riferimento per i giovani, grazie a un’intensa attività di mentorship e a collaborazioni con associazioni studentesche, in particolare con l’Università Bocconi.
Sul futuro pesa anche la sfida dell’intelligenza artificiale, che Fornari definisce «una rivoluzione storica». Ma il messaggio è chiaro: tecnologia e umanità devono convivere. «Più aumenta la tecnologia, più bisogna coltivare un nuovo umanesimo. Chi pensa di affidarsi solo all’IA, trascurando il rapporto umano, la formazione e la sensibilità, è destinato a fallire». Nel penale d’impresa, dove sono in gioco libertà personali e reputazione, il fattore umano resta insostituibile: «nell’epoca digitale, la vicinanza al proprio assistito è essenziale; anche per questo abbiamo aperto le sedi di Roma e di Bari, in modo da poter garantire ai clienti un punto di riferimento su tutto il territorio nazionale». E proprio su questo equilibrio tra innovazione e valori si gioca la scommessa futura della boutique.



