Evocare la questione della rivoluzione, scriveva Heidegger, nasce dalla necessità di criticare il sistema che si traduce in progettualità feconda, dinamica, i cui effetti non sono scientificamente prevedibili e misurabili.
È la scelta che spetta al filosofo, all’avvocato, all’accademico, all’oste, al terapeuta: se è vero che il progresso evolutivo e tecnologico è inesorabile, ciò non vuol dire che non sia sempre perfettibile. E che l’azione del singolo non possa in qualche modo influenzare il generale.
Di questi passi abbiamo voluto parlare, chiudendo il (primo) cerchio di Monografie.