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Newsletter 156 del 05/02/2018

Promozione legale, cari avvocati evitate di improvvisare


di nicola di molfetta

Dopo il deragliamento del treno che da Cremona portava Milano, lo scorso 25 gennaio, uno studio legale specializzato in azioni per risarcimento danni (se inciampi in un marciapiede, se cadi da un muretto, se l’ospedale si dimentica di fasciarti il piede rotto, ecc) pubblica sulla sua pagina Facebook un “post” in cui riprende la notizia della tragedia e ricorda a chi lo volesse che i suoi professionisti sono in grado di aiutarli. E il pagamento delle spese legali? “Solo a risarcimento avvenuto”!

Dopo alcune ore dalla sua pubblicazione, il post è stato rimosso, forse a causa dell’indignazione provocata tra molti colleghi togati. Le stigmatizzazioni di quell’iniziativa promozionale, però sono proseguite. E anche dopo la sua rimozione, molti avvocati hanno continuato ad attaccare gli autori del messaggio pubblicando gli screenshot del messaggio vituperato.

L’associazione di un’iniziativa in qualche modo “promozionale” a un evento tragico è stata considerata da molti un atto quantomeno di dubbio gusto.

Sul punto, va sottolineato, gli autori hanno parlato di «fraintendimento». «Non era nostra intenzione urtare la sensibilità delle vittime? alle quali vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà», hanno dichiarato a un giornale locale.

Detto ciò, dobbiamo fermarci un attimo a ragionare. E non a caso del tema ho scelto di occuparmi a qualche giorno di distanza dai fatti. In modo da poter svolgere un pensiero a mente fredda.

L’iniziativa di questi avvocati è stata sicuramente di dubbio gusto, ma a mio modestissimo parere si muove apparentemente entro i limiti di legge.

Nel loro post si sono limitati a ricordare, a chi ne avesse avuto bisogno, che loro si occupano di questioni come quelle.




Si tratta di un fenomeno diffuso in altre giurisdizioni. Si pensi all’America, dove i pronto soccorso degli ospedali sono tappezzati di volantini pubblicitari di avvocati che si propongono come consulenti per i casi di malpractice sanitaria e le stazioni di polizia hanno sempre qualche legale di stanza pronto a offrire i propri servigi a qualche disperato finito in manette (avete presente il John Turturro di The night of?).

E in Italia? Stessa musica. I social sono sempre un utile lente d’osservazione e piene di iniziative di questo tipo.

Che differenza passa tra pubblicare su Facebook, Twitter o LinkedIdianan messaggi del tipo «Che diritto al risarcimento danni hanno i parenti di una vittima di incidente stradale?» o «Come si fa a ottenere un risarcimento danni per una diagnosi arrivata in ritardo», e l’iniziativa degli avvocati autori del post criticato dal popolo togato del web?

L’unica evidente differenza è legata all’opportunità. Gli uni sono messaggi generici, ma riferiti a situazioni in cui in tanti quotidianamente possiamo trovarci. L’altro è stato un messaggio riferito alle vittime di un fatto preciso e circoscritto. Un target drammaticamente ben definito sul quale quell’iniziativa è piombata in maniera a dir poco sgraziata.

Si tratta di un caso tipico di scelta sbagliata dei tempi e dei modi. Ma se un avvocato si occupa di risarcimento danni, non può promuoversi per altro che per quello. E quindi è giusto che lo faccia. Ma nei modi e con i mezzi adatti.

È questo ciò di cui parliamo quando diciamo che la comunicazione va fatta con criterio e possibilmente con l’aiuto di professionisti esperti e seri. Che sono quelli che avranno l’autorevolezza di dire al loro cliente-avvocato: «Attenzione, questo non lo puoi fare». E non (solo) perché così dice la legge, ma soprattutto perché certe iniziative rischiano di rivelarsi un boomerang. E i danni da cui ci si dovrà proteggere saranno quelli che l’improvvisazione avrà procurato a se stessi.

@n_dimolfetta

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