Legance, oltre “quota 200” in meno di 20 anni

C’è chi dice che i numeri dicano poco. Come sempre, è una questione di punti di vista. Nel caso di Legance, i numeri del 2025 raccontano una storia. Ricavi per 218 milioni di euro, in crescita rispetto ai 199 milioni del 2024. Più di 400 professionisti, di cui 69 equity partner. Zero lateral hire nell’anno: i quattro nuovi soci aggiunti alla compagine sono tutti cresciuti internamente. E un profit per equity partner che ha superato i due milioni di euro. Tutto questo in meno di vent’anni di vita. Nessun indipendente italiano c’è riuscito in così poco tempo.

LA SOGLIA DEI 200 MILIONI

Legance nasce a fine 2007, quando un gruppo di soci ex Gop decide di fondare uno studio nuovo. Nome di fantasia, leadership condivisa, la qualità come mantra e una presenza territoriale concentrata in pochi luoghi strategici: Milano, Roma, Londra. Quasi due decenni dopo, quello studio ha attraversato la crisi finanziaria globale, la pandemia, le guerre, le tensioni geopolitiche, i rialzi dei tassi e le compressioni dell’M&A. E non ha mai smesso di crescere. «È stato un percorso costante, senza eccezioni», dice a MAG Filippo Troisi, che ha accettato di rispondere alle nostre domande insieme ad Andrea Giannelli, con cui condivide il ruolo di managing partner dallo scorso anno (entrambi nell’immagine creata con l’IA, in alto). «Non solo nel dato di fatturato. Anche la redditività, il profit per equity partner, sono aumentati progressivamente». Il traguardo dei duecento milioni, spiega, non è stato una sorpresa. «Nel 2024 avevamo chiuso a un soffio (199 milioni, secondo le stime riportate nello speciale sulla LC Best 50, si veda il numero 227 di MAG, ndr). Considerato anche il portafoglio di lavoro che avevamo già a inizio anno, eravamo abbastanza convinti che sarebbe stato un anno importante». La sorpresa, semmai, è nella costanza. In un mercato che non ha mai offerto un anno tranquillo («non c’è mai stato un anno in cui non sia successo “niente” a livello di fattori esogeni», osserva Troisi), Legance ha continuato a sovraperformare. La sua spiegazione è duplice: la resilienza strutturale degli studi full service, capaci di compensare il calo di un dipartimento con la crescita di un altro; e un modello di lavoro fondato su quello che lui definisce il “proattivismo” e la collaborazione sinergica tra practice.

LA MACCHINA DEI DIPARTIMENTI

Andrea Giannelli entra nel dettaglio della composizione del fatturato. «Il banking and finance, inteso in senso ampio — finanziamenti a servizio dell’M&A, finanza strutturata, cartolarizzazioni, debt capital markets — quest’anno ha portato almeno quaranta milioni», dice. «L’energy è andato molto forte, con circa trenta milioni. Il tax ha avuto incrementi significativi dopo l’arrivo di professionisti dello standing di Andrea Silvestri e del suo team», che si è unito a Legance nel 2023 dopo una carriera di oltre vent’anni in BonelliErede. Il punto che Giannelli tiene a sottolineare, però, non è la dimensione in sé di ciascuna practice, ma la capacità di generare mandati in modo autonomo, senza dipendere esclusivamente dall’onda dell’M&A. «Nel banking, se confronti il lavoro portato dai colleghi con quello generato autonomamente, i numeri sono più o meno simili. Questo significa tantissimo lavoro autogenerato, che in un’ottica anticiclica — nei momenti in cui l’M&A rallenta — compensa in maniera significativa il risultato finale». La prova più recente di questa resilienza è nel posizionamento nell’M&A, dove lo studio non solo ha consolidato il proprio ruolo nel private equity, ma ha affermato la propria rilevanza nel corporate che conta. «Dieci anni fa, avrei dovuto dire con grande onestà intellettuale che a livello di clientela corporate non eravamo ancora al top. Oggi possiamo dire che siamo impegnati sulle più importanti operazioni che si svolgono in Italia». I casi portati a esempio sono eloquenti: Swisscom nell’acquisizione degli asset italiani di Vodafone per oltre otto miliardi; Axa nell’acquisto di Prima Assicurazioni; Renault nella joint venture con Aspi per le colonnine elettriche in autostrada; Carrefour nella dismissione di tutti gli asset italiani. E poi, nel mondo bancario, Legance lo scorso anno ha affiancato Banco BPM nell’Opa su Anima e nella difesa dall’offerta ostile di UniCredit che, come ricorda Troisi, ha dato il via a quello che abbiamo chiamato il “Risiko bancario”. Un Risiko che in questi giorni ha visto cominciare un nuovo capitolo e che, ancora una volta, trova Legance in posizione di primo piano, al fianco di Banco BPM nell’offerta di fusione tra eguali presentata a Monte dei Paschi di Siena…

La copertina di MAG di giugno 2026

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