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L’utilizzo abusivo della smart card costa caro

Le smart card hanno semplificato la vita dei professionisti e dei loro clienti, ma bisogna fare attenzione a non abusarne.

Ce lo dice il buon senso, e anche il Tribunale di Roma, che, con la sentenza n. 1127/2017, ha riscontrato la nullità di un contratto di cessione di quote societarie sottoscritto non per atto notarile, ma da un intermediario abilitato, con una smart card il cui uso è stato contestato dal legittimo titolare.

Il Codice dell’amministrazione digitale stabilisce che l’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che lo stesso provi il contrario. Nel caso esaminato dal tribunale romano, il titolare ha provato eccome il contrario. Nel giorno, luogo e ora in cui la sua smart card è stata usata dall’intermediario, semplicemente era in un altro posto.

Da qui la nullità del contratto, che porta con sé altre gravi conseguenze. Nel caso in cui l’acquirente delle quote partecipi ad una assemblea della società, infatti, le delibere sono invalide per difetto di convocazione, per la conseguente partecipazione in assemblea di un soggetto che non ne era legittimato e per l’invalidità stessa del voto.

Attenzione quindi a non utilizzare le smart card come un passepartout.

 

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